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Merry Christmas

Due minuti del vostro tempo, niente di più.

Sono sicuro che state girovagando per internet alla ricerca di un’immagine divertente con la quale augurare “Buon Natale” a amici e/o parenti (lo so perché è successo e continua a succedere anche a Charlie) e state visualizzando le migliaia di auguri che molti amici hanno “inviato a tutti” i contatti della propria rubrica… perciò vi chiedo solo due minuti del vostro tempo.

Perché desidero augurare un Buon Natale a ognuno di voi.

A tutti, da quelli che conosco di più a quelli che conosco di meno. Da quelli che ho visto giusto qualche secondo fa a quelli che non vedo da una vita. Da quelli che so perfettamente chi siano a quelli che “oh, ma chi era quello che mi ha fatto gli auguri?”.

E desidero farvi gli auguri alla maniera di Charlie: con un video che ho trovato su internet e che mi ha fatto commuovere (Fidanzata sa quanto io sia debole di lacrime).

Quando c’è la forza di volontà, niente è impossibile. Perciò vi auguro tanta forza e tanta volontà in aggiunta ai consueti auguri natalizi.

Sono sicuro che ognuno di noi ne abbia un po’ bisogno.

giphy

2000 metri quadrati

Emily è una bambina americana di sette anni.

Come tante sue coetanee, Emily desidera diventare una principessa.

E il padre, Jeremiah, ha fatto di tutto per accontentarla.

Conosciamo tutti gli anfratti più piccoli di questo vecchio pianeta che ci ha visto nascere e crescere, grazie ai satelliti posso contare i fili d’erba che crescono nel mio giardino (rasato da poco, visto che così per tutto l’inverno non dovrò più pensarci) e la storia ci ha insegnato dovrebbe averci insegnato tanto riguardo le dispute tra stati, ideologie e religioni.

Ma siamo così sicuri di conoscerlo così bene questo vecchio pazzo mondo?

Immagino che tutti sappiamo che la Terra è rotonda, o meglio un geoide: una sfera irregolare un po’ più schiacciata ai poli. Anche se sta (incredibilmente) riprendendo piede la teoria della terra piatta, vi assicuro che è rotonda. Una prova inconfutabile è la curvatura del campo da calcio di Holly e Benji, ai quali servivano puntate intere per raggiungere la porta avversaria e segnare un gol.

Inoltre sappiamo che esistono 196 nazioni in totale e che quasi tutti fanno parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

E ci sono due luoghi su questa Terra che non appartengono a nessuno.

Il primo di questi è la Terra di Marie Byrd, una regione dell’Antartide il cui scopritore, l’ammiraglio americano Richard Evelyn Byrd, nel 1929 decise di intotolarla alla moglie.

L’altra è un piccolo lembo di terra di appena duemila metri quadrati situato tra l’Egitto e il Sudan che viene chiamato Bir Tawil.

Tutto ebbe inizio alla fine del XIX secolo, quando il Regno Unito aveva l’egemonia incontrastata su questa regione africana. Durante la suddivisione dei territori, gli inglesi decisero di porre come confine tra Egitto e Sudan il 22° parallelo di latitudine nord, concedendo al primo il Triangolo di Hala’ib, una zona ricca di petrolio e al secondo il Bir Tawil, una zona desertica e senza sbocco sul mare. Naturalmente al Sudan questa scelta non piacque, rivendicando per sé il triangolo e lasciando all’Egitto il Bir Tawil. Ancora oggi non si capisce a chi appartengano i giacimenti di petrolio di Hala’ib, ma un fatto è certo: a nessuno interessa del piccolo Bir Tawil, rendendolo, di fatto, una terra di nessuno.

Ma c’è un “ma”. E questo “ma” si chiama Emily Heaton.

Come ho detto all’inizio, il padre di Emily ha fatto di tutto per rendere il suo sogno reale. E per “di tutto” intendo che il 16 giugno 2014 ha rivendicato il territorio del Bir Tawil come proprio piantandoci sopra una bandiera (alla vecchia maniera dell’Apollo 11) e rinominando il territorio Regno del Nord Sudan. Di fatto, con questo gesto, ha trasformato il territorio che nessuno voleva in un minuscolo regno di cui Jeremiah Heaton è il primo re e la figlia Emily è la prima principessa, realizzando così il suo più grande desiderio.

Come prova che non si trattasse di una messinscena, re Jeremiah ha chiesto formalmente all’ONU di riconoscere il Regno del Nord Sudan come 197° stato del pianeta e ancora oggi sta perorando la sua causa.

Flag of North Sudan

A Charlie piace che esistano ancora uomini capaci di sognare e capaci di smuovere letteralmente il mondo per vedere la propria figlia sorridere. Ma la cosa che mi ha fatto più pensare e che mi ha quasi fatto scendere una lacrimuccia (lo so, sono un tenerone) è stato il fatto che per la prima volta nella storia un uomo abbia conquistato pacificamente un pezzo del pianeta senza dichiarare guerra e senza spargimenti di sangue. So bene che il signor Heaton non è realmente il re del Bir Tawil e finché l’ONU non riconoscerà il suo regno questa favola rimarrà una favola, ma chissà… un giorno il riconoscimento potrebbe arrivare e sarà un giorno epocale. Se non per l’umanità intera, dimostrando che si può fare qualunque cosa pacificamente, sicuramente lo sarà per una bambina.

Il consiglio di P.

Inizio del mese, quasi fine delle vacanze (io grazie a Dio le sto iniziando) e rieccomi qui imperterrito con un nuovo argomento che a Charlie piace.

La nostra storia ha inizio qualche giorno fa, mentre mi trovavo a casa di uno dei miei pazienti. La dura vita di un infermiere domiciliare ti porta un po’ dappertutto e ti fa conoscere molta gente (altro che venditori porta a porta o Testimoni di Geova), molti dei quali impari a conoscere a fondo perché a causa della prestazione infermieristica che devi svolgere ti devi recare da loro spesso. Ed è esattamente per questo che l’altro giorno mi è capitato quello che mi è capitato.

Ma lasciate che mi spieghi meglio.

Mi trovavo a casa del Signor P. (per la privacy, come sapete, non posso rendervi edotti riguardo il suo nome) per una delle mie solite “cose da infermiere” e stavamo parlando del più e del meno, come sempre. Instaurare un rapporto di conoscenza e con alcuni anche di amicizia è molto importante, perché ti permette non solo di conoscere più a fondo i pazienti, ma di fare in modo che loro abbiano fiducia in te e in quello che fai. Per questo molti di loro, quando mi vedono, mi chiedono se ho passato una buona giornata, come va con Fidanzata e quando deciderò di sposarla (ormai Fidanzata è diventata quasi una celebrità tra i miei pazienti).

Ma tornando all’altro giorno, dopo avermi offerto il solito Crodino (l’analcolico biondo che fa impazzire il mondo), il Signor P. mi accompagna fino alla porta e, nel frattempo, facciamo due chiacchiere. Parliamo dei suoi anni, del fatto che sia ancora in forma nonostante l’età, mi chiede di Fidanzata ed è davvero contento quando mi sente dire che va tutto benissimo perché lei è quella giusta.

«Sono davvero felice di sentirtelo dire», risponde. «Mi raccomando, tienila stretta e soprattutto, potatevi».

Mi volto un po’ incredulo, perché pensavo di non aver capito bene. Portarsi? Che cosa significava?

«Sai cosa vuol dire, Carlo?», mi dice il Signor P.

«No», rispondo io.

«Un po’ di anni fa io e mia moglie avevamo deciso di fare una crociera, una delle solite crociere che si fanno d’estate. Siccome c’era l’offerta per gli sposi, abbiamo deciso di approfittarne: del resto eravamo due sposi anche noi, da cinquant’anni, ma comunque eravamo sposati. Perciò siamo partiti e siamo andati per mare, non ricordo più bene tutti i posti che abbiamo visto. Fatto sta che a metà crociera ci sarebbe stata una grande festa sulla nave per tutti i novelli sposi e un paio di giorni prima arriva da me il comandante, tutto vestito bene, a chiedermi se potevo parlare del matrimonio durante questa festa, in quanto sposo “anziano” e quindi con più esperienza».

«Davvero?», gli faccio io. «E che cosa ha risposto?»

«Non volevo accettare! Non avevo mai parlato in pubblico, né di fronte a tanta gente che magari non volevano nemmeno sentir parlare un vecchietto come me. Poi, però, tra una cosa e l’altra, ho deciso di accettare l’invito del comandante e durante la festa lui mi ha chiamato sul palco per farmi parlare. Ero un po’ imbarazzato e soprattutto non volevo iniziare a dare delle lezioni di vita a gente molto più giovane di me che si era appena sposata. Quando però hanno saputo che ero stato sposato per cinquant’anni, allora hanno iniziato a farmi delle domande e mi hanno chiesto il segreto di una così lunga durata del mio matrimonio. E io gli ho risposto che oltre ad amare e rispettare la persona che si ha accanto, quando si ritorna a casa dopo il lavoro, bisogna sapersi potare. Un po’ come si fa con gli alberi, no? Si tolgono i rami secchi e quelli che crescono male per fare in modo che l’albero sia più rigoglioso. E, allo stesso modo, quando si torna a casa, bisogna sapersi spogliare dei difetti e di quelle cose che sappiamo non essere perfette in noi per fare in modo che quello che rimanga sia il più perfetto possibile. Sia per noi stessi che per la persona che amiamo. Perciò, mi raccomando, Carlo: potatevi sempre, capito?»

La vittoria dei vichinghi

Chiunque conosca Charlie sa benissimo quanto il calcio sia per lui un argomento off limits. Non tanto perché non gli piaccia (rispettando comunque chi ne va pazzo, ma nella maniera giusta, con il giusto tifo), quanto perché sia Charlie che il calcio si tengono a distanza di almeno un centinaio di metri, per la serie “io non rompo le scatole a te e tu non le rompi a me”.

Ma se sono qui oggi a parlare proprio della mia nemesi, è perché sono riuscito a intravedere qualcosa che mi ha fatto sorridere, emozionare e addirittura far scendere una lacrimuccia (e Fidanzata sa quanto io sia facile alla commozione).

L’Islanda. O meglio, gli islandesi e la loro nazionale di calcio.

Quando lo scorso giugno (non chiedetemi la data precisa perché non me la ricordo) sono iniziati i Campionati Europei di Calcio 2016, tra le tante squadre in gara ce n’era una che mi ha sorpreso vedere. Non tanto perché non pensavo fossero forti, quanto per il fatto che semplicemente non credevo avessero una nazionale di calcio.

L’Islanda è un’isola di origine vulcanica di appena 103.000 km² che se ne sta da sola, lassù nel Mare del Nord. Fa parte del continente europeo ed è il suo stato meno popolato con 331.457 abitanti, residenti per lo più nella capitale Reykjavik.

Con così pochi abitanti e una superficie così piccola, quasi tutti gli abitanti sono imparentati tra di loro ed esiste un’app (Íslendingabók) che in pochi click svela il grado di parentela tra le persone.

In Islanda non ci sono zanzare (solo per questo motivo questo Paese è immediatamente schizzato al mio primo posto dei luoghi dove andare e/o abitare): gli studiosi suppongono che il clima islandese non favorisca la riproduzione di questi insetti.

In Islanda ci sono più di 200 vulcani, molti dei quali attivi, da cui gli islandesi ricavano circa un quarto del loro fabbisogno energetico.

In Islanda quasi la totalità degli abitanti crede nell’esistenza degli elfi. Esiste anche un Comitato per la Difesa degli Elfi, che nel 2013 è riuscito a non far costruire un’autostrada per non disturbare l’habitat elfico.

Gli islandesi hanno un ottimo rapporto con i libri: ne vengono letti moltissimi e si stima che 1 islandese su 10 ne abbia scritto o ne scriverà uno.

In Islanda, durante l’estate, il sole non sorge. Esatto, avete capito bene: a causa della loro vicinanza al Polo Nord, i raggi solari arrivano talmente obliqui che per alcuni mesi è come vivere in uno stato di tramonto permanente, in quanto il sole tramonta a mezzanotte e sorge alle 3 del mattino, tenendosi comunque vicinissimo all’orizzonte.

In Islanda la media degli omicidi è di 1 ogni 22 anni.

In Islanda non esiste l’esercito, ma solo un corpo di polizia di 250 agenti.

In Islanda non esistono le ferrovie, c’è un’unica autostrada che forma un anello e corre lungo le coste dell’isola, ma ci sono un centinaio di aeroporti.

L’Islanda, secondo un rapporto dell’ONU, è il terzo stato più felice del mondo dopo la Danimarca e la Svizzera.

In Islanda, come dicevo prima, c’è anche una nazionale di calcio.

Che ha giocato la sua prima partita contro il Portogallo, che perfino io so essere una nazionale molto competitiva (no, in realtà non lo sapevo, ma sapevo che ci giocava Cristiano Ronaldo, che è uno dei giocatori più forti del mondo, perciò ho semplicemente supposto, per la proprietà transitiva, che se Cristiano Ronaldo era bravo, allora anche il Portogallo era bravo). Il risultato è stato un pareggio, quindi nessun vincitore e nessun vinto, ma ciò che risaltava maggiormente era che l’Islanda aveva tenuto testa al Portogallo.

E poi l’Ungheria con un altro 1 – 1.

E ha sconfitto l’Austria.

Ha battuto addirittura l’Inghilterra (l’Inghilterra, capite?) prima subendo un gol su rigore e poi segnando due reti quasi una dopo l’altra chiudendo la partita in venti minuti, entrando a pieno titolo nei quarti di finale degli Europei.

A questo punto credevo davvero che avrebbe potuto arrivare seriamente in finale, ma durante la partita contro la Francia, i vichinghi venuti dal nord sono stati sconfitti.

Dunque perché parlare di una squadra di calcio che non ha vinto i Campionati Europei?

Perché il 10% della poolazione islandese ha seguito in Francia la squadra di calcio, mobilitando circa 30.000 persone che credevano in 11 uomini.

Perché la sua partita contro l’Inghilterra è entrata nella leggenda, ripetendo la storia di Davide contro Golia e di non sottovalutare mai chi ti sta davanti.

Perché il capitano Gunnarsson e compagni (tutti con cognomi che terminano con -son, un suffisso molto comune in Islanda e se volete Fidanzata sarà felice di spiegarvi il perché) hanno sempre lottato fino all’ultimo minuto. Hanno segnato in ogni partita, pur subendo reti a sfavore, facendo però capire agli avversari che non si sarebbero piegati e non se ne sarebbero andati senza combattere.

E soprattutto, perché hanno mostrato al mondo intero un volto pulito del calcio, come non lo si vedeva da tempo: quante volte abbiamo visto i tifosi di una squadra perdente che devastavano lo stadio e la città in cui si trovavano? Gli islandesi, invece, hanno deciso di far ruggire i vulcani della loro isola e di battere le mani all’unisono seguendo i movimenti del capitano, in un saluto finale che più che una sconfitta sapeva tanto di una vittoria.

E tornati a casa, la nazionale islandese ha trovato 15.000 connazionali a salutarli e a ringraziarli, celebrando ancora una volta l’impresa che i vichinghi sono riusciti a realizzare, mostrando ancora una volta al mondo quanto questo popolo sia unito.

Ecco perché a Charlie piace.

Ed ecco perché, comunque finisca il Campionato Europeo 2016, i veri vincitori per me rimarranno gli islandesi.

Grappa o whiskey?

Se scrivete su Google o su Wikipedia “Isola Hans”, scoprirete che si tratta di un piccolo, piccolissimo lembo di terra perso nel nord del mondo. La sua esatta posizione è al centro del Canale Kennedy dello Stretto di Nares (tranquilli, nemmeno io sapevo esistessero dei posti con questo nome e ancora adesso non ho ben capito dove siano esattamente) ed è perfettamente sul confine delle acque territoriali di Canada e di Danimarca. Così questo isolotto di 1,3 km² (più piccolo del paese dove vivo, Calliano, il che è tutto dire) è diventato oggetto di disputa tra questi due stati dal 1973.

«L’ho scoperta io quest’isola, nel lontano 1852!», dice la Danimarca.

«Non è vero!», replica il Canada. «È stato un esploratore inglese a scoprirla e la cartina non mente: geograficamente appartiene a noi!»

«Ma chissenefrega di un pezzo di roccia su cui non c’è niente», direte voi.

In effetti è la stessa cosa che ho pensato subito anche io, ma approfondendo la ricerca ho capito che il Paese dell’Acero e quello di Hans Christian Andersen bramano entrambi quest’isola per via del surriscaldamento globale: il Canale Kennedy adesso è percorribile solo per 20 giorni all’anno, ma lo diventerà per ben 180 nel 2080 se riusciamo a distruggere la Terra continuando con i ritmi odierni, s’intende.

Ma non è mia intenzione fare polemica. Questa sezione si chiama A Charlie piace, dunque voglio spiegarvi perché mi piace proprio questa particolare isola: perché né la Daminarca, né il Canada hanno mai avuto un conflitto aperto l’uno contro l’altro. In tutti questi anni di dispute si sarebbe potuto pensare che entrambi gli scheramenti avessero fatto ricorso alla forza, ma non è mai stato così. Hanno adottato, infatti, un altro inusuale quanto meraviglioso (secondo me) stratagemma.

Durante le periodiche visite sull’isola da parte di Danimarca e di Canada, i soldati sostituiscono la bandiera dell’altra nazione con quella del proprio Paese e lasciano per terra alcune bottiglie di grappa danese o di whiskey canadese, presumibilmente per quelli che verranno dopo di loro a fare la stessa cosa.

Ecco perché A Charlie piace l’Isola Hans: perché per possedere qualcosa, si tratti anche di un piccolissimo isolotto delle dimensioni di circa 1728 campi da baseball (lo so, potevo usare le dimensioni di un campo da calcio, ma a me il calcio non interessa, dunque ho deciso di usare un’altra analogia sportiva), il Canada e la Danimarca hanno dimostrato che non è necessario usare la forza, ma metodi certamente non convenzionali e sicuramente molto più simpatici.