Pensionato ai confini dell’universo

Siamo agli sgoccioli, ormai manca poco: tra poco più di una manciata di ore, il 2016 andrà finalmente in pensione, lasciando campo libero al nuovo (e si spera sfavillante) 2017.

Ma che fine fanno gli anni trascorsi?

La notte di San Silvestro, sin da quando l’uomo ha iniziato a scandire il tempo, è sempre stata un “confine” tra ciò che è stato e ciò che sarà. Siamo tutti abituati a radunarci in gruppi (composti possibilmente da persone che ci piacciono) per festeggiare l’arrivo del nuovo anno e, spesso, anche per “sfottere” quello vecchio.

«Meno male che quest’anno è finito!», diciamo. «E che il prossimo sia migliore!»

La verità è che siamo un po’ tutti cattivi nei confronti dell’anno che ci ha fatto compagnia per 365 giorni. È vero, non nego che il 2016 si sia comportato esattamente come recita il vecchio proverbio “anno bisesto, anno funesto”, ma non possiamo addossargli tutte le colpe. Non adesso che si prepara per andare in pensione, non è carino.

Sì, perché è proprio questo che accade agli anni che finiscono il loro lavoro (piacevole o gradevole che sia): vanno in pensione nell’unico posto dove nessuno potrà mai raggiungerli per godersi il meritato riposo.

Ai confini dell’universo, proprio sull’orlo della barriera infuocata che separa il nostro universo dal vuoto e che è ciò che rimane di quell’immensa esplosione che noi umani chiamiamo Big Bang, sorge una casa di riposo molto particolare.

Niente persone (di qualunque specie esse siano) e niente personale (contribuendo, ahimé, alla disoccupazione degli infermieri) sono le uniche due regole di quest’ospizio: per potervi accedere, bisogna essere anni. Esattamente, “anni” proprio come il 2016 che sta per lasciarci.

Nel momento in cui abbiamo inventato il calendario, è stata anche creata questa particolarissima casa di riposo ai confini dell’universo, per ospitare tutti quegli anni ormai senza più patria e lavoro. Se poteste vederla (cosa impossibile, perché e ai confini dello spazio ed essendo lo spazio infinito e in continua espansione, nessuno riuscirebbe mai a raggiungerlo, perché nel momento in cui pensi di aver raggiunto il confine, questo si è spostato di un altro po’) avrebbe l’aspetto di uno di quei pensionati della Florida, in stile coloniale immerso nel verde, con un ampio giardino sia sul davanti che sul retro, un grazioso steccato che recinta tutta la proprietà e un porticato in legno dal quale pende un dondolo scricchiolante. Il tutto immerso nella placida e confortevole luce dorata del tramonto (anche se è prodotta dalla barriera infuocata del Big Bang e non dal sole).

C’è l’anno zero, che si crede più importante degli altri perché ha fatto da spartiacque tra “Avanti Cristo” e “Dopo Cristo”, andandosene in giro per il pensionato tutto tronfio e baldanzoso e raccontando più e più volte la sua storia (tutti l’hanno sentita almeno una decina di volte). C’è il 476, un nostalgico dell’epoca romana, che per rievocare i fasti dell’ormai caduto impero si veste sempre con un lenzuolo rubato dal proprio letto. C’è il 1492, vestito tutto di stelle e strisce che andava reclutando gli altri anni gridando «I want you» (ma alcune voci dicono che da quando ha saputo che Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America sia diventato molto più taciturno) e poi c’è il 2012, che tutti conoscono perché se ne sta nudo in giardino, agitando una campana e mostrando un cartello che dice “la fine è vicina”.

Insomma, ce ne sono parecchi di anni, uno diverso dall’altro. Ma ciò che li accomuna tutti è che, quando un altro anno sta per finire e viene il momento per lui di trasferirsi insieme a loro, si radunano tutti in giardino e sotto il porticato, vestiti con i loro abiti migliori (tranne il 2012, naturalmente) per festeggiare l’arrivo del nuovo arrivato. Perché al pensionato alla fine dell’universo sono tutti felici, sia che tu sia stato un buon anno o un pessimo anno.

Perciò stasera, quando saremo con il nostro calice di vino in mano pronti per fare il conto alla rovescia, facciamo come gli anni del pensionato: accogliamo felicemente il 2017 che sta per arrivare, ma salutiamo come si deve anche il 2016 (magari aiutandolo con le valigie o a mettersi il cappotto perché durante il viaggio fino ai confini dell’universo, nonostante sia molto veloce per un anno, nello spazio fa comunque freddo), augurandogli la tranquillità e la felicità che noi tutti ci auguriamo a vicenda.

Buon anno a tutti, gente!

giphy

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