Il consiglio di P.

Inizio del mese, quasi fine delle vacanze (io grazie a Dio le sto iniziando) e rieccomi qui imperterrito con un nuovo argomento che a Charlie piace.

La nostra storia ha inizio qualche giorno fa, mentre mi trovavo a casa di uno dei miei pazienti. La dura vita di un infermiere domiciliare ti porta un po’ dappertutto e ti fa conoscere molta gente (altro che venditori porta a porta o Testimoni di Geova), molti dei quali impari a conoscere a fondo perché a causa della prestazione infermieristica che devi svolgere ti devi recare da loro spesso. Ed è esattamente per questo che l’altro giorno mi è capitato quello che mi è capitato.

Ma lasciate che mi spieghi meglio.

Mi trovavo a casa del Signor P. (per la privacy, come sapete, non posso rendervi edotti riguardo il suo nome) per una delle mie solite “cose da infermiere” e stavamo parlando del più e del meno, come sempre. Instaurare un rapporto di conoscenza e con alcuni anche di amicizia è molto importante, perché ti permette non solo di conoscere più a fondo i pazienti, ma di fare in modo che loro abbiano fiducia in te e in quello che fai. Per questo molti di loro, quando mi vedono, mi chiedono se ho passato una buona giornata, come va con Fidanzata e quando deciderò di sposarla (ormai Fidanzata è diventata quasi una celebrità tra i miei pazienti).

Ma tornando all’altro giorno, dopo avermi offerto il solito Crodino (l’analcolico biondo che fa impazzire il mondo), il Signor P. mi accompagna fino alla porta e, nel frattempo, facciamo due chiacchiere. Parliamo dei suoi anni, del fatto che sia ancora in forma nonostante l’età, mi chiede di Fidanzata ed è davvero contento quando mi sente dire che va tutto benissimo perché lei è quella giusta.

«Sono davvero felice di sentirtelo dire», risponde. «Mi raccomando, tienila stretta e soprattutto, potatevi».

Mi volto un po’ incredulo, perché pensavo di non aver capito bene. Portarsi? Che cosa significava?

«Sai cosa vuol dire, Carlo?», mi dice il Signor P.

«No», rispondo io.

«Un po’ di anni fa io e mia moglie avevamo deciso di fare una crociera, una delle solite crociere che si fanno d’estate. Siccome c’era l’offerta per gli sposi, abbiamo deciso di approfittarne: del resto eravamo due sposi anche noi, da cinquant’anni, ma comunque eravamo sposati. Perciò siamo partiti e siamo andati per mare, non ricordo più bene tutti i posti che abbiamo visto. Fatto sta che a metà crociera ci sarebbe stata una grande festa sulla nave per tutti i novelli sposi e un paio di giorni prima arriva da me il comandante, tutto vestito bene, a chiedermi se potevo parlare del matrimonio durante questa festa, in quanto sposo “anziano” e quindi con più esperienza».

«Davvero?», gli faccio io. «E che cosa ha risposto?»

«Non volevo accettare! Non avevo mai parlato in pubblico, né di fronte a tanta gente che magari non volevano nemmeno sentir parlare un vecchietto come me. Poi, però, tra una cosa e l’altra, ho deciso di accettare l’invito del comandante e durante la festa lui mi ha chiamato sul palco per farmi parlare. Ero un po’ imbarazzato e soprattutto non volevo iniziare a dare delle lezioni di vita a gente molto più giovane di me che si era appena sposata. Quando però hanno saputo che ero stato sposato per cinquant’anni, allora hanno iniziato a farmi delle domande e mi hanno chiesto il segreto di una così lunga durata del mio matrimonio. E io gli ho risposto che oltre ad amare e rispettare la persona che si ha accanto, quando si ritorna a casa dopo il lavoro, bisogna sapersi potare. Un po’ come si fa con gli alberi, no? Si tolgono i rami secchi e quelli che crescono male per fare in modo che l’albero sia più rigoglioso. E, allo stesso modo, quando si torna a casa, bisogna sapersi spogliare dei difetti e di quelle cose che sappiamo non essere perfette in noi per fare in modo che quello che rimanga sia il più perfetto possibile. Sia per noi stessi che per la persona che amiamo. Perciò, mi raccomando, Carlo: potatevi sempre, capito?»

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