Ai piedi delle montagne

L'Abbazia di Staffarda

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Jonas Jonasson colpisce ancora

Ci sono un portiere, un prete e un assassino…

No, non è l’inizio di una barzelletta, ma la parafrasi del titolo del nuovo libro di Jonas Jonasson, L’assassino, il prete e il portiere, edito dalla Mondadori.

Avevo già letto gli altri suoi due libri (Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve e L’analfabeta che sapeva contare), perciò quando seppi che il signor Jonasson ne aveva pubblicato un altro, DOVEVO leggerlo. E questa è la storia di come gli zii di Fidanzata mi regalarono il libro che sto per recensire.

img_9383La trama è terribilmente semplice nella sua complessità: è l’intreccio delle vite di Anders, di Per e di Johanna che, pur di tirar su dei soldi, si mettono contro tutta la malavita svedese e per sfuggirgli dovranno inventarsi addirittura una nuova dottrina religiosa.

Come gli altri libri, anche questo è suddiviso in parti, ognuna delle quali racconta le vicende dei personaggi (molto surreali, devo dire, ma assolutamente possibili), ma la particolarità che più mi ha colpito è stata la brevità dei capitoli: molti scrittori (tra cui il sottoscritto, che si definisce tale nonostante abbia un libro in cantiere da tempi immemori) scrivono capitoli molto lunghi che spesso spaventano i lettori e lo stesso signor Tolkien, nel Signore degli Anelli, è uno di questi (lo so, ho appena sparlato del professore, mi sento molto in colpa e adesso mi andrò a rintanare in un angolo dondolandomi e abbracciandomi le gambe).

Tornando al libro di Jonasson, invece, la sua capacità di sintetizzare in capitoli di poche pagine le vicende di questi tre personaggi e le loro interazioni con il mondo svedese, rende la lettura scorrevolissima e per di più intervallata da piacevoli risate. Perche altra peculiarità di questo scrittore scandinavo è saper rendere buffi anche personaggi come Anders l’assassino che nella vita reale sarebbero pericolosi e per lo più odiosi. Per questo sono sicuro che sorriderete quando scoprirete dove lavora il portiere d’albergo (voi direte: è un portiere d’albergo, dove mai potrebbe lavorare?, ma leggete il libro e capirete), quando conoscerete le idee religiose del pastore della chiesa protestante di Svezia e, soprattutto, quando i due uniranno le forze per un obbiettivo comune che riguarderà le loro vite, il loro futuro e quello del mondo intero (tirando in ballo un personaggio di rosso vestito tipico di una certa zona della Finlandia).

Unico contro che ho riscontrato, nonostante i suoi tanti pro: la vicenda. Che uno dice: hai detto niente, proprio la trama principale è un punto a sfavore? Purtroppo sì. Fino a tre quarti del libro la storia sembra in tutto e per tutto una di quelle storie surreali che solo un Jonas Jonasson è in grado di inventarsi (e chiunque abbia letto Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve mi darà ragione), ma poi, improvvisamente, il registro cambia, il ritmo della narrazione rallenta e il finale (seppur tenero e per la serie Joy to the world) risulta quasi “forzato”, come se volesse a tutti i costi farlo finire in quel modo, ma non trovasse la maniera di arrivarci con le vicende capitate precedentemente all’assassino, al prete e al portiere. E, tra l’altro, viene finalmente spiegata la scelta dell’immagine di copertina.

Ciononostante, L’assassino, il prete e il portiere di Jonas Jonasson è un libro molto piacevole che può regalare in egual misura risate, felicità e tristezza (perché la storia personale dei personaggi non è propriamente rosa e fiori) che, secondo Charlie, non deve mancare sulla propria libreria e che spiega che dalle azioni non propriamente “buone” non è detto che non possa nascere del bene.

La vittoria dei vichinghi

Chiunque conosca Charlie sa benissimo quanto il calcio sia per lui un argomento off limits. Non tanto perché non gli piaccia (rispettando comunque chi ne va pazzo, ma nella maniera giusta, con il giusto tifo), quanto perché sia Charlie che il calcio si tengono a distanza di almeno un centinaio di metri, per la serie “io non rompo le scatole a te e tu non le rompi a me”.

Ma se sono qui oggi a parlare proprio della mia nemesi, è perché sono riuscito a intravedere qualcosa che mi ha fatto sorridere, emozionare e addirittura far scendere una lacrimuccia (e Fidanzata sa quanto io sia facile alla commozione).

L’Islanda. O meglio, gli islandesi e la loro nazionale di calcio.

Quando lo scorso giugno (non chiedetemi la data precisa perché non me la ricordo) sono iniziati i Campionati Europei di Calcio 2016, tra le tante squadre in gara ce n’era una che mi ha sorpreso vedere. Non tanto perché non pensavo fossero forti, quanto per il fatto che semplicemente non credevo avessero una nazionale di calcio.

L’Islanda è un’isola di origine vulcanica di appena 103.000 km² che se ne sta da sola, lassù nel Mare del Nord. Fa parte del continente europeo ed è il suo stato meno popolato con 331.457 abitanti, residenti per lo più nella capitale Reykjavik.

Con così pochi abitanti e una superficie così piccola, quasi tutti gli abitanti sono imparentati tra di loro ed esiste un’app (Íslendingabók) che in pochi click svela il grado di parentela tra le persone.

In Islanda non ci sono zanzare (solo per questo motivo questo Paese è immediatamente schizzato al mio primo posto dei luoghi dove andare e/o abitare): gli studiosi suppongono che il clima islandese non favorisca la riproduzione di questi insetti.

In Islanda ci sono più di 200 vulcani, molti dei quali attivi, da cui gli islandesi ricavano circa un quarto del loro fabbisogno energetico.

In Islanda quasi la totalità degli abitanti crede nell’esistenza degli elfi. Esiste anche un Comitato per la Difesa degli Elfi, che nel 2013 è riuscito a non far costruire un’autostrada per non disturbare l’habitat elfico.

Gli islandesi hanno un ottimo rapporto con i libri: ne vengono letti moltissimi e si stima che 1 islandese su 10 ne abbia scritto o ne scriverà uno.

In Islanda, durante l’estate, il sole non sorge. Esatto, avete capito bene: a causa della loro vicinanza al Polo Nord, i raggi solari arrivano talmente obliqui che per alcuni mesi è come vivere in uno stato di tramonto permanente, in quanto il sole tramonta a mezzanotte e sorge alle 3 del mattino, tenendosi comunque vicinissimo all’orizzonte.

In Islanda la media degli omicidi è di 1 ogni 22 anni.

In Islanda non esiste l’esercito, ma solo un corpo di polizia di 250 agenti.

In Islanda non esistono le ferrovie, c’è un’unica autostrada che forma un anello e corre lungo le coste dell’isola, ma ci sono un centinaio di aeroporti.

L’Islanda, secondo un rapporto dell’ONU, è il terzo stato più felice del mondo dopo la Danimarca e la Svizzera.

In Islanda, come dicevo prima, c’è anche una nazionale di calcio.

Che ha giocato la sua prima partita contro il Portogallo, che perfino io so essere una nazionale molto competitiva (no, in realtà non lo sapevo, ma sapevo che ci giocava Cristiano Ronaldo, che è uno dei giocatori più forti del mondo, perciò ho semplicemente supposto, per la proprietà transitiva, che se Cristiano Ronaldo era bravo, allora anche il Portogallo era bravo). Il risultato è stato un pareggio, quindi nessun vincitore e nessun vinto, ma ciò che risaltava maggiormente era che l’Islanda aveva tenuto testa al Portogallo.

E poi l’Ungheria con un altro 1 – 1.

E ha sconfitto l’Austria.

Ha battuto addirittura l’Inghilterra (l’Inghilterra, capite?) prima subendo un gol su rigore e poi segnando due reti quasi una dopo l’altra chiudendo la partita in venti minuti, entrando a pieno titolo nei quarti di finale degli Europei.

A questo punto credevo davvero che avrebbe potuto arrivare seriamente in finale, ma durante la partita contro la Francia, i vichinghi venuti dal nord sono stati sconfitti.

Dunque perché parlare di una squadra di calcio che non ha vinto i Campionati Europei?

Perché il 10% della poolazione islandese ha seguito in Francia la squadra di calcio, mobilitando circa 30.000 persone che credevano in 11 uomini.

Perché la sua partita contro l’Inghilterra è entrata nella leggenda, ripetendo la storia di Davide contro Golia e di non sottovalutare mai chi ti sta davanti.

Perché il capitano Gunnarsson e compagni (tutti con cognomi che terminano con -son, un suffisso molto comune in Islanda e se volete Fidanzata sarà felice di spiegarvi il perché) hanno sempre lottato fino all’ultimo minuto. Hanno segnato in ogni partita, pur subendo reti a sfavore, facendo però capire agli avversari che non si sarebbero piegati e non se ne sarebbero andati senza combattere.

E soprattutto, perché hanno mostrato al mondo intero un volto pulito del calcio, come non lo si vedeva da tempo: quante volte abbiamo visto i tifosi di una squadra perdente che devastavano lo stadio e la città in cui si trovavano? Gli islandesi, invece, hanno deciso di far ruggire i vulcani della loro isola e di battere le mani all’unisono seguendo i movimenti del capitano, in un saluto finale che più che una sconfitta sapeva tanto di una vittoria.

E tornati a casa, la nazionale islandese ha trovato 15.000 connazionali a salutarli e a ringraziarli, celebrando ancora una volta l’impresa che i vichinghi sono riusciti a realizzare, mostrando ancora una volta al mondo quanto questo popolo sia unito.

Ecco perché a Charlie piace.

Ed ecco perché, comunque finisca il Campionato Europeo 2016, i veri vincitori per me rimarranno gli islandesi.

221B Baker Street, Londra

Quando hai eliminato l’impossibile, quello che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità. Elementare, Watson!

 

Potrei già concludere dopo questa citazione, del resto credo che chiunque conosca, anche solo per sentito dire, la celebre esclamazione del più famoso investigatore privato inglese. Ma se oggi vi sorbite di nuovo un altro dei miei articoli è perché voglio parlarvi dell’ultimo libro (e che libro, aggiungerei) che ho letto: Elementare, Watson! Tutti i romanzi e i 10 migliori racconti di Sherlock Holmes, con introduzione di John le Carré, del baronetto inglese Arthur Conan Doyle e edito dalla Oscar Mondadori.

File_000 (1)Più di una volta avevo espresso a Fidanzata il desiderio di conoscere meglio la figura del mitico Sherlock Holmes, proposto e riproposto in mille modi dalla televisione, dalle serie TV, dai film e chi più ne ha, più ne metta. Gli unici Sherlock Holmes che conoscevo a fondo erano quelli interpretati da Robert Downey Jr. per il cinema e di Benedict Cumberbatch per le serie televisive (e lasciatemi dire che entrambe le interpretazioni, seppure differenti, le ho amate incredibilmente). E fu così che Fidanzata mi regalò il libro di cui mi accingo a fare la recensione. Ma  non divaghiamo troppo, questa è la sezione Charlie legge, dunque torniamo al romanzo (per chi volesse conoscere la storia completa di “come andò quella volta che Fidanzata mi regalò il libro di Sherlock Holmes”, probabilmente la narrerò un giorno in Charlie pensa).

Non lasciatevi spaventare dal gran numero di pagine: se siete interessati a fare la conoscenza del signor Holmes e del suo fidato amico John Watson residenti in Baker Street al numero 221B, 874 pagine alla fine vi sembreranno davvero poche. In ogni frase, in ogni pagina che l’autore scrive, riuscirete a comprendere meglio l’intricata mente di un investigatore assolutamente sui generis per l’epoca e le strabilianti elucubrazioni che lo porteranno sempre a sciogliere tutti i nodi dei suoi casi. In più, un punto di forza di questo libro è che tutte le storie sono in ordine cronologico, in modo da offrire al lettore una migliore visione d’insieme (e una migliore possibilità di fanzonare tutti i personaggi, naturalmente).

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Partendo da Uno studio in rosso, romanzo in cui Holmes e Watson si incontrano per la prima volta, passando per altri tre libri e ben 10 racconti nei quali i due gentleman londinesi approfondiscono la loro conoscenza, questa antologia permette di conoscere a fondo la storia che li ha uniti in un’amicizia tanto profonda, come Watson incontrò la donna della sua vita e per la quale, per un certo periodo di tempo, abbandonò Baker Street, scoprire chi era Irene Adler di Uno scandalo in Boemia e il famigerato professor Moriarty (Il problema finale l’ho letto tutto d’un fiato tanto era avvincente e incalzante). E sono sicuro che, proprio come il sottoscritto, anche voi sgranerete gli occhi quando, dopo aver letto Il mastino dei Baskerville, guarderete l’anno in cui è stato scritto e vi renderete conto di quanto scorrevole e piacevole sia la lettura di un classico di un secolo prima.

Naturalmente non dovete aspettarvi qualcosa alla C.S.I. o alla Sherlock della BBC (anche se proprio grazie a questa antologia ho potuto apprezzare la serie TV): le deduzioni di Holmes sono davvero molto fantasiose, ma hanno in sé qualcosa di semplice che oggi, con la nostra tecnologia e le nostre conoscenze, potrebbero addirittura sembrarci banali; bisogna avvicinarsi a questo libro ritornando indietro nel tempo, a quando non esistevano ancora le impronte digitali e tantomeno i gruppi sanguigni o l’esame del DNA per godere appieno di ciò che ha reso Sherlock Holmes il più grande investigatore del mondo.

tumblr_n04w7nVykk1suxyv1o1_500E poi, una questione venale: potrete conoscere l’universo creato da Arthur Conan Doyle tutto in una volta sola, senza dover andare a reperire decine di libri in giro (spendendo, oltretutto, una considerevole quantità di dindini che starebbero certamente meglio nelle proprie saccocce).

Unica pecca: il professor Moriarty. Anche se dovrei dire la mancanza del professor Moriarty. C’è un unico, fugace accenno all’arcinemico di Holmes nell’ultimo romanzo, La valle della paura, prima di farlo scomparire per otto racconti e farlo rispuntare fuori in Il problema finale. Non dico di menzionarlo sempre, ma sarebbe stato più avvincente se Moriarty fosse cicciato fuori un po’ più spesso. É anche vero che non avevo la minima idea di quanti e quali racconti avessero come antagonista questo professore di matematica, perciò fate conto che l’ultimo paragrafo non esista, siate buoni.

Dovendo fare un dovuto raffronto tra pro e contro, in conclusione, ci si può perfettamente rendere conto che i punti a vantaggio di questa raccolta sono molti di più di quelli a sfavore (perché non esistono punti a sfavore, ricordate?), dunque che cosa aspettate? Comprate, gente, comprate! O, nel caso già ce l’abbiate, leggete, gente, leggete!

E non dimenticatevi di farmi sapere come vi è sembrato! Charlie ci tiene alla vostra opinione!