Grappa o whiskey?

Se scrivete su Google o su Wikipedia “Isola Hans”, scoprirete che si tratta di un piccolo, piccolissimo lembo di terra perso nel nord del mondo. La sua esatta posizione è al centro del Canale Kennedy dello Stretto di Nares (tranquilli, nemmeno io sapevo esistessero dei posti con questo nome e ancora adesso non ho ben capito dove siano esattamente) ed è perfettamente sul confine delle acque territoriali di Canada e di Danimarca. Così questo isolotto di 1,3 km² (più piccolo del paese dove vivo, Calliano, il che è tutto dire) è diventato oggetto di disputa tra questi due stati dal 1973.

«L’ho scoperta io quest’isola, nel lontano 1852!», dice la Danimarca.

«Non è vero!», replica il Canada. «È stato un esploratore inglese a scoprirla e la cartina non mente: geograficamente appartiene a noi!»

«Ma chissenefrega di un pezzo di roccia su cui non c’è niente», direte voi.

In effetti è la stessa cosa che ho pensato subito anche io, ma approfondendo la ricerca ho capito che il Paese dell’Acero e quello di Hans Christian Andersen bramano entrambi quest’isola per via del surriscaldamento globale: il Canale Kennedy adesso è percorribile solo per 20 giorni all’anno, ma lo diventerà per ben 180 nel 2080 se riusciamo a distruggere la Terra continuando con i ritmi odierni, s’intende.

Ma non è mia intenzione fare polemica. Questa sezione si chiama A Charlie piace, dunque voglio spiegarvi perché mi piace proprio questa particolare isola: perché né la Daminarca, né il Canada hanno mai avuto un conflitto aperto l’uno contro l’altro. In tutti questi anni di dispute si sarebbe potuto pensare che entrambi gli scheramenti avessero fatto ricorso alla forza, ma non è mai stato così. Hanno adottato, infatti, un altro inusuale quanto meraviglioso (secondo me) stratagemma.

Durante le periodiche visite sull’isola da parte di Danimarca e di Canada, i soldati sostituiscono la bandiera dell’altra nazione con quella del proprio Paese e lasciano per terra alcune bottiglie di grappa danese o di whiskey canadese, presumibilmente per quelli che verranno dopo di loro a fare la stessa cosa.

Ecco perché A Charlie piace l’Isola Hans: perché per possedere qualcosa, si tratti anche di un piccolissimo isolotto delle dimensioni di circa 1728 campi da baseball (lo so, potevo usare le dimensioni di un campo da calcio, ma a me il calcio non interessa, dunque ho deciso di usare un’altra analogia sportiva), il Canada e la Danimarca hanno dimostrato che non è necessario usare la forza, ma metodi certamente non convenzionali e sicuramente molto più simpatici.

Non è colpa mia

Quando ho pensato di aprire un blog, tutto pensavo fuorché fosse difficile scrivere. Certo, mettere in parole tutto il caos che una persona ha in testa non è mai un’impresa facile (soprattutto per quanto riguarda il casino che c’è nella mia di testa), ma non credevo mi prendesse il “blocco del blogger”.

E poi, ecco che le cose sono cambiate.

Due giorni fa, mentre ero in giro in macchina che sfrecciavo per le colline piemontesi da un paese all’altro, passando da un paziente all’altro (triste sorte dell’infermiere domiciliare è quella di essere un perenne girovago), ecco che mi ritrovo a passare per una strada che incrocia un vecchio passaggio a livello. Era in disuso ormai da parecchi anni e lo si poteva capire non solo dal grado di ruggine incrostata, ma anche dall’altezza e dalla quantità di erbacce e piante che si erano fatte strada attraverso i binari. Alcuni anni fa sarebbe stato perfettamente funzionante, ma adesso era solo una reliquia di un tempo andato, di quando i treni che viaggiavano su quei binari erano le mitiche e altrettanto terrificanti littorine (chi di voi se le ricorda?) che collevagano tutti i paesi dove sono cresciuto. E guardando proprio quei binari, ho capito che era proprio da lì che dovevo iniziare.

Per scrivere bisogna sempre iniziare da qualche parte e quel passaggio a livello dimenticato rappresentava il perfetto punto di partenza per dare sfogo alla mia mente, lasciandola libera di raggiungere tutti i punti della mia testolina proprio come una di quelle littorine di una volta: lentamente e cambiando marcia di tanto in tanto per permettere al motore a diesel (perché non erano mica elettriche) di carburare bene e non sforzarsi troppo.

Perciò se questo blog esiste e chi sta leggendo queste parole vuole scoprire chi diavolo è Charlie, se ci saranno altri post (e spero siano tanti) e se soprattutto troverò il tempo di mettere per iscritto in un italiano corretto tutto quello che c’è nel mio cervello, sappiate che la colpa non è mia, ma di un passaggio a livello.